Importazione illegale di legno dall'Amazzonia

19 maggio 2014

A Greenpeace sono serviti due anni di indagini sull'industria del legname nell'Amazzonia brasiliana, per dimostrare come il legno che proviene dal taglio illegale che distrugge la foresta sia venduto in Europa, Israele e Stati Uniti. L'organizzazione ambientalista ha svelato i molti modi con cui si riesce a frodare il sistema di controllo e far sembrare legale legname che in realtà non lo è.
E' in particolare l'Italia - secondo le accuse di Greenpeace - a non effettuare un vero controllo sull'origine del legname importato, perché non è mai stato emesso dal ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali il decreto che applica il Regolamento Europeo del Legno (EUTR), in vigore da marzo 2013: "In pratica il nostro Paese non ha un sistema di sanzioni per fermare l'immissione in commercio di legno tagliato illegalmente nel Paese di provenienza", ha denunciato l'organizzazione.
In Brasile il sistema di controllo forestale viene aggirato facilmente - ha spiegato Greenpeace - e le indagini hanno rivelato almeno cinque diversi modi per far diventare "legale" il legno tagliato illegalmente, pronto per essere venduto all'estero. I casi studio pubblicati dall'associazione ambientalista mostrano come legni pregiati dall'Amazzonia (come l'ipè) a "rischio illegalità" siano stati utilizzati in diversi edifici pubblici come il ponte di Brooklyn a New York, il World Trade Center a Ginevra, la Biblioteca Nazionale a Parigi e il Politecnico di Torino.

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